Tutte le conoscenze e le informazioni riguardanti la nostra società ci
sono fornite dai media. Essi ci portano ad ascoltare e a riflettere su
fatti e problematiche riguardanti tutto il mondo.
I media inoltre hanno il potere di influenzare il nostro modo di
pensare e leggere le notizie, grazie a dei meccanismi come l’euristica (meccanismo di semplificazione della conoscenza della realtà) che,
insieme agli stereotipi, all'enfasi e alla ripetitività, ci portano a
modificare la nostra percezione del reale e ad adottare un punto di
vista omogeneo. Si tende a considerare più probabile un evento se è
facile da ricordare o da richiamare alla memoria (euristica della disponibilità o dell’accessibilità).
Questo comporta che l' insistere da parte dei media sempre sulle
stesse categorie di persone, per esempio gli immigrati, determini errate
convinzioni sulla probabilità che siano sempre essi a causare problemi e
a commettere delitti.
Un esempio di tale influenza possono essere le notizie di cronaca nera
fornite dai media in occasione del delitto di Novi Ligure; inizialmente
affermavano che il delitto fosse stato commesso da immigrati albanesi,
dopo un po’ di tempo, si scoprì che tale delitto era stato commesso da
un membro della famiglia e non da immigrati.
Tuttavia
si continua ancora a credere che molti crimini violenti siano, per la
maggior parte delle volte, commessi da immigrati e non da italiani.
Progetto in rete sui temi dell'immigrazione condotto dalle scuole: IISS "STENIO" (scuola capofila) e LICEO SCIENTIFICO "N. PALMERI" di Termini Imerese (PA); IISS "G. UGDULENA" sezione LICEO DELLE SCIENZE UMANE di Caccamo (PA). Anno scolastico 2013/14
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lunedì 14 aprile 2014
Incontro del 21 novembre 2013. Il seminario “Lampedusa: il naufragio della speranza” (di Federica Faso e Maria Di Carlo)

Il seminario “Lampedusa: il naufragio della speranza”, tenutosi a Palermo presso la Facoltà di Giurisprudenza ha coinvolto non solo noi ragazzi delle scuole secondarie superiori di Caccamo e Termini Imerese ma anche gli studenti universitari presenti. L’incontro è stato tenuto dal professore Fulvio Vassallo Paleologo, dalla responsabile del Centro Astalli, dalla mediatrice culturale Yodit Abrah e dalla professoressa Carmen Cera di Amnesty International. Il Seminario, oltre a far luce sugli ormai sedimentati stereotipi sul tema dell’immigrazione, causa di una sempre più diffusa discriminazione verso chi è considerato “clandestino”, ha contribuito a diffondere un chiaro messaggio di lotta al razzismo.
I relatori hanno evidenziato l’importanza dell’articolo 3 della Costituzione Italiana che non solo riconosce l’eguaglianza di tutti i cittadini, ma sottolinea anche la necessità di un intervento da parte dello Stato per garantirla concretamente in modo da rimuovere tutti gli “ostacoli di carattere economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
La Costituzione, in primo luogo, sancisce l’esistenza della libertà e dell’eguaglianza “formali”, cioè la totale assenza di discriminazioni e prescrive anche l’obbligo di rendere questa libertà effettivamente esercitabile. Ciò non significa che la Costituzione Italiana non riconosca le differenze, anzi è proprio partendo dal riconoscimento delle differenze che si può arrivare a rendere effettiva l’eguaglianza di tutti di fronte alla legge. Un’autentica uguaglianza si realizza però solo quando ad ognuno sono offerte uguali posizioni di partenza e uguali opportunità.
Il riconoscimento dell’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge rappresenta una delle grandi conquiste del costituzionalismo moderno, legata alle due rivoluzioni illuministe del XVIII secolo: quella americana e quella francese. Se la Costituzione americana asseriva che “ gli uomini sono stati creati uguali”, più esplicitamente la Dichiarazione dei diritti francese del 1789 affermava che gli uomini nascono e rimangono liberi ed eguali nei diritti. A partire dalla fine dell’ Ottocento e la prima metà del Novecento, grazie alle Democrazie di massa, il principio di uguaglianza contribuirà a superare le ingiustizie sociali, riconoscendo a tutti, uomini e donne di qualunque condizione socio-economica, l’eguaglianza sul piano politico e giuridico.
La partecipazione a questo seminario ci ha consentito di riflettere ulteriormente sulle problematiche relative alle condizioni degli immigrati e per quelli di noi che pensano di iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza è stato molto suggestivo e ricco di sollecitazioni sul fronte della dimensione etico-giuridica, contribuendo a diffondere un messaggio di lotta al razzismo e a ogni tipo di esclusione sociale.
sabato 12 aprile 2014
Laura Boldrini: "Interventi nei Paesi d'origine, poi centri di accoglienza della UE" (di Antonella Rotolo e Maria Di Carlo)
Laura Boldrini sa che il suo ruolo può essere determinante per dare una svolta alla politica d’immigrazione, soprattutto per quanto riguarda le regole sull’asilo politico. Ella sostiene che la tragedia di Lampedusa è la prova di come migliaia di persone non ce la facciano e dunque bisogna attuare una svolta.
Per quanto riguarda la legge Bossi-Fini, la Boldrini sostiene che l’intera normativa debba essere cambiata, arrivando ad un sistema di intervento unico e condiviso con l’Europa, tenendo conto del fatto che i flussi si sono modificati. Chi arriva in Italia infatti, più che per ragioni economiche, arriva per chiedere asilo.
Dal punto di vista economico, vanno ripristinati al più presto i flussi controllati, con quote assegnate ai singoli paesi, perché solo così si potrà combattere contro i trafficanti.
Affrontare il problema dell’emigrazione nel nostro Paese, con questo clima politico, potrebbe sembrare inadatto, ma ella sostiene che invece questa è la grande occasione per l’Italia di assumere il ruolo di leader e guidare tutta l’Europa verso il cambiamento. La Boldrini inoltre spiega che, prima di agire, bisogna analizzare bene la situazione dei paesi d’origine, ponendosi domande sul perché questi uomini fuggono. Bisogna sapere per esempio che le famiglie eritree si rovinano per mandare via i loro figli, pur di sottrarli a un regime che li obbliga a fare i soldati a vita.
Per quanto riguarda i cambiamenti da apportare, anzitutto sarebbe necessario rafforzare il soccorso in mare. Bisogna inoltre che i paesi dell’Unione seguano le stesse regole e si muovano, seguendo un unico percorso.
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