lunedì 14 aprile 2014

Immigrazione: la ricchezza della diversità (di Gloria Giovenco)



Le richieste educative da parte di individui appartenenti ad aeree geografiche diverse sono sempre più numerose. Tali richieste, seppur in parte accolte, spesso rimangono in ombra, considerate di poco conto da chi indossa le vesti del disinteresse, o nella peggiore delle ipotesi, del pregiudizio.
Il pregiudizio marca le disuguaglianze, non ci permette di andare al di là di ciò che appare diverso. Senza dubbio, la diversità è tangibile, inevitabilmente visibile, impossibile da negare ma essa è il sigillo dell'unicità di un popolo.
Come sostengono le pedagogiste Favaro e Colombo, "la diversità può diventare un potente veicolo di scambio e reciprocità". Ma, affinché sia così, bisogna attivarsi per sensibilizzare il resto della popolazione che contrasta l'integrazione, piccolo passo verso il progresso sociale. Anche Camara afferma che "bisogna annullare il confine tra il noi e il loro". In fondo, l'umanità è l'insieme di tanti gruppi che comprendono: tradizioni, lingue, culture diverse.
Portando avanti la riflessione sulla prospettiva pedagogica, è innegabile l'esigenza di un'intercultura intesa come integrazione reciproca. Ciò significa che non ci si deve soltanto limitare ad accettare lo straniero come presenza da tollerare obbligatoriamente, ma coinvolgerlo e renderlo partecipe delle nostre modalità di vita, mostrandosi favorevoli a conoscere il suo mondo culturale.
Diverse sono le modalità di accoglienza, l’importante è ricordare che il primo passo dovrebbe partire proprio dal paese ospitante che deve attivarsi, facendo in modo di aiutare gli stranieri a superare il disagio iniziale.
Molte associazioni e gruppi di volontari offrono il loro servizio di accoglienza. Inoltre, diversi sono i progetti che sono portati avanti dalle scuole italiane come ad esempio "Generazione Intercultura". Stimolando le corde della condivisione è possibile sensibilizzare i giovani e renderli partecipi di attività che potrebbero eliminare le controversie tra esseri umani; un tasto motivante potrebbe essere la musica. Sarebbe interessante coinvolgere bambini e ragazzi all'ascolto di trame musicali che non conoscono, che affascinano e che stimolano alla comunicazione con chi detiene la conoscenza delle stesse e con i paesi che le originano. Musica e racconti che richiamano luoghi lontani, che favoriscono un processo immaginativo che ospita al centro della fantasia la possibilità di conoscere luoghi e popolazioni che in precedenza non si erano presi in considerazione.
Nelle strutture scolastiche, potrebbe essere utile la creazione di spazi dedicati alla condivisione dei bambini italiani e stranieri. Crescere con chi ci sta accanto, straniero e non, permette di poter raggiungere una tale considerazione dell’ individuo da non soffermarsi sulle differenze caratteriali o sociali. Ciò che si condivide nelle prime fasi di vita è talmente rilevante e indelebile da non poter essere sottovalutato nella vita adulta.
Riteniamo quindi importante l'inserimento dei figli di immigrati nelle scuole primarie, con docenti impegnati nel favorire la loro integrazione, senza minimizzare l'importanza del loro vissuto nel paese d'origine e la loro identità culturale.
Tutti dovremmo inculcare, a chi ci sta intorno, l'idea che c’è qualcosa, oltre le differenze, che ci accomuna e ci rende uguali, ciò potrebbe essere utile ad eliminare la paura dell'altro come "diverso", affinché tutti possano sentirsi unici, ma uguali al tempo stesso, e liberi di essere semplicemente quello che sono!

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